Cerveteri, in etrusco Ceizra/Keisra, si trova a circa 45 km a nord di Roma e rappresenta all’interno dell’Etruria meridionale marittima la città-stato etrusca posta più a sud, a confine con Veio e Roma da un lato e con Tarquinia dall’altro.
Il nucleo urbano (di cui si hanno manifestazioni già tra il IX-VIII sec. a.C.) sorgeva su un pianoro di forma rettangolare delimitato da rupi scoscese ed era occupata da diversi altipiani separati da fiumi oggi fossilizzati nei Fossi del Manganello e della Mola.
Le necropoli, con migliaia di tombe scavate nella roccia, sono distribuite intorno all’area urbana, con i principali siti a Banditaccia (nord-ovest), Monte Abatone (sud-est) e Sorbo (sud-ovest).
La sua viabilità era rivolta da un lato verso l’interno (Monti della Tolfa) e dall’altro verso il mare. Per marcare la sua influenza politica lungo il litorale Cerveteri creò una serie di approdi attrezzati ricordati dalle fonti letterarie: a nord Punicum (Santa Marinella) e Pyrgi (Santa Severa), a sud Alsium (Palo Laziale?). Con questo assetto strategico sulle coste Cerveteri divenne ben presto una delle potenze più temute all’interno della compagine del Mediterraneo centrale e centro propulsivo di incontri e scambi nel Tirreno, paragonabile ad Atene, Siracusa o Cartagine. Tra tutte le città etrusche fu anche la più greca tra tutte e non è un caso che fu l’unica (oltre a Spina) ad avere un thesaurós presso il santuario di Delfi.
Nel corso della romanizzazione la città, inoltre, godette di privilegi da parte di Roma.
Siti e necropoli
- Porta Coperta
- Valle Zuccara
- Necropoli della Bufolareccia
- Necropoli del Laghetto
- Necropoli della Banditaccia
- Tempio del Manganello
- Vignali
- “Tempio di Era”
- Vigna Parrocchiale
- Vigna Ramella
- Vigna Marini-Vitalini
- Vigna Grande
- Campetti
- Terreno Renzi
- Sant’Antonio
- Necropoli di Greppe Sant’Angelo
- Necropoli di Monte Abatone
- Necropoli del Sorbo
- Vignaccia
- Acropoli
A. Fosso della Manganello
B. Fosso della Mola
Le grandi scoperte nel XIX secolo
Attraverso la famosa opera di L. Canina, Descrizione di Caere antica…, pubblicata nel 1838 è possibile seguire il bilancio delle prime campagne di scavo della città che avevano suscitato grande risonanza.
Queste, insieme ad altre scoperte “epocali” in diversi centri etruschi (come Tarquinia, Vulci o Chiusi), rappresentavano un momento di svolta nella storia dell’archeologia moderna.
Gli scavi, da un lato contribuivano alla conoscenza del mondo etrusco, dall’altro incrementavano il vivace mercato antiquario, componendo collezioni private nei musei italiani, in Europa e oltreoceano.
In quest’ottica di “vorace acquisizione” si può immaginare come spesso dei reperti veniva perduto il contesto originario di ritrovamento, in molti casi impossibile da ricostruire.
Le ricerche venivano conferite a grandi personaggi del luogo (grandi proprietari terrieri o notabili) come, ad esempio, i principi A. Ruspoli e A. Torlonia, oppure l’arciprete A. Regolini con il generale V. Galassi. Gli anni quaranta del ’800 sono legati al banchiere e collezionista d’arte G.P. Campana, mentre tra il 1860 e 1870 protagonisti del mercato antiquario e delle ricerche ceretane sono gli orafi Augusto e Alessandro Castellani. Nel 1881 gli scavi presso la Banditaccia, da parte dei fratelli Boccanera, portarono al rinvenimento del Sarcofago degli Sposi (del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia), divenuto manifesto del patrimonio ceretano e dell’etruscologia.
1834
Banditaccia – Tomba degli Animali Dipinti e Tomba degli Scudi e delle Sedie
1835
Monte Abatone – Tomba della Sedia Torlonia e Tomba Torlonia
1836
Sorbo – Tomba Regolini Galassi
1845
Monte Abatone – Tomba Campana
Banditaccia – Tomba dei Pilastri
1845-1846
Banditaccia – Tomba dell’Alcova, Tomba dei Sarcofagi, Tomba delle Iscrizioni e Tomba del Triclinio
1846-1847
Banditaccia – Tomba dei Rilievi
1865
Banditaccia – Tomba delle Cinque Sedie
1869-1870
Vigna Marini Vitalini – scavo di una fossa o di una cisterna (terrecotte architettoniche relativi a edifici di culto)
1881
Banditaccia – Il sarcofago degli Sposi (Villa Giulia)
1885
Vignaccia – Deposito votivo
Il patrimonio archeologico disperso
L’intensa compravendita per la composizione delle collezioni all’interno dei musei di tutto il mondo ma anche la depredazione illegale delle tombe hanno portato alla dispersione del patrimonio ceretano.
La diaspora dei reperti ceretani è enorme ed eterogenea: vasi d’importazione e di produzione ceretana, sarcofagi fittili, terrecotte architettoniche ma anche bronzi e ori.

